Qualche giorno fa sono andato in libreria, anche se non riesco più a leggere come una volta. Leggevo molto più da ragazzo. Detta in un altro modo, ero più colto allora. E questo mi fa riflettere.

Come mi capita spesso, giro nelle librerie senza avere in mente un libro in particolare. Mi piace perdermi tra gli scaffali, vedere se trovo qualcosa che “mi chiama”. Dappertutto. Romanzi, saggistica, psicologia, fumetti, viaggi. E naturalmente dovunque trovi stimoli sulla scuola.

Mi casca l’occhio su un libro. “Dove vuoi andare, Sensei? Un viaggio nel cuore del Giappone”. Non conosco l’autrice, Antonietta Pastore. Leggo i risvolti di copertina e vado su Google. Capisco che si tratta di una grande esperta del Giappone. Mi siedo in un angolo della libreria e leggo qualche pagina perché credo che un libro lo “senti” subito. Dall’incipit, dalle prime righe. Mi piace e decido di comprarlo. Lo faccio anche per altri due motivi.

Il primo emerge dalla biografia della narratrice, una donna coraggiosa. Bocciata a scuola entra in conflitto con la famiglia, scappa a Parigi a fare la baby-sitter, poi ritorna a Milano, quindi si iscrive alla facoltà di Pedagogia di Ginevra dove conosce Jean Piaget. A Ginevra si innamora di un ragazzo giapponese e decide di trasferirsi con lui in Giappone. Lì rimane per molti anni. Il Giappone non lo ha quindi solo studiato, lo ha vissuto.

Il secondo motivo per cui ho comprato il libro è legato alla scuola. Penso spesso che lavoriamo con studenti che non conosciamo. Non sappiamo cosa leggono, cosa ascoltano, cosa pensano, cosa li appassiona, cosa li agita. Sappiamo però che sono affascinati dal mondo orientale. Leggono manga, guardano anime, mangiano sushi, seguono serie coreane. Abbiamo bisogno di persone che ci raccontino quei mondi (che noi ignoriamo) per trovare una chiave che ci consenta di entrare nell’animo dei nostri ragazzi e interagire meglio con loro. Antonietta Pastore, con il suo garbo e la sua competenza, mi ha aiutato in questo viaggio alla scoperta del Giappone. E un po’ anche dei nostri studenti. Per questo la ringrazio di cuore.