La scuola è una comunità, si dice spesso. A volte, presi dalla routine e dalla burocrazia, ci si dimentica di prestare attenzione ai mille gesti quotidiani che tengono in piedi quella comunità. O che, in alcuni casi, la distruggono.
Mi capita di fermarmi a pensarci. Ai miei, di gesti, e a quelli degli altri. Quelli che passano senza salutare, quelli che sorridono sempre, quelli imbronciati, quelli a testa bassa e quelli a testa alta, quelli che sussurrano e quelli che urlano. E poi quelli che si preoccupano di non disturbare e quelli che disturbano senza preoccuparsi. Quelli che mandano vocali lunghissimi e quelli che si scusano anche se dicono “buongiorno”. Quelli che la fanno lunga, quelli che parlano poco e quelli che stanno zitti. Quelli che abbracciano e quelli che stanno a distanza. Quelli che hanno sempre da ridire e quelli che apprezzano. Quelli che sanno sempre tutto loro e quelli che ascoltano gli altri.
Un mondo di pensieri, di sentimenti, di agiti, nei quali non è facile districarsi. Da preside, mi interrogo su questo. Su quello che vedo e su quello che mi sfugge. Su quanto e come ascoltare, sui limiti da porre, su quando essere gentile e accogliente e quando essere intransigente. Non è facile, davvero. Eppure, in quel gioco di comunicazioni e relazioni, nel modo in cui si sta insieme e ci si annusa, sta la “temperatura” di una scuola.
Quando facevo l’insegnante, pensavo che, se uno studente parla troppo, toglie spazio e voce a quelli che parlano poco, che hanno bisogno di tempi più lunghi, di pause e silenzi. E mi sentivo la responsabilità enorme di capire quando togliere la parola e quando darla, come rispettare i pieni e i vuoti di ognuno.
Così oggi, da preside, osservo chi bussa alla mia porta. Prima dei contenuti, guardo la postura, registro il tono della voce, considero quanto tempo si prende. Poi penso a quelli che non bussano. A quelli timidi, a quelli troppo educati. E mi convinco sempre più che uno dei miei compiti è andare a cercare loro. Adulti e ragazzi che si trattengono. Perché sono spesso le persone che si portano dentro le cose più interessanti.
8 Ottobre 2026 alle 7:09
Io da insegnante infanzia oramai in pensione, dico che agli esami per dirigente si dovrebbero poter valutare ciò di cui lei spontaneamente si interroga. Alcuni senza questa qualità e questi quesiti…ogni giorno distruggono la scuola.