Con la fine della maturità, termina un altro anno scolastico. Rimangono le prove per gli studenti con giudizio sospeso e poi le mille burocrazie. I bilanci generali non valgono molto nel nostro settore, perché ogni scuola è diversa, ognuno ha la sua storia e quindi i suoi bilanci.

Quando ripenso a un anno passato, a me vengono in mente immagini. Se quest’anno dovessi sceglierne una, sarebbe quella del funerale di Francesco Filipperi, l’insegnante venuto a mancare dopo lunga malattia. Sembra assurdo dirlo, ma quel funerale, di cui ho già parlato, è stato bellissimo. Una chiesa gremita di persone di scuola raccolte intorno alla salma di un’altra persona di scuola. Lì dentro, al di là delle forme e delle commozioni di rito, è avvenuto qualcosa di straordinario. Lì dentro davvero si è celebrata la Scuola.

Gli studenti che prendono il microfono in tantissimi per raccontare quello che il prof ha significato per loro, innanzitutto come persone, hanno restituito a tutti noi il senso più profondo del nostro lavoro. In chiesa c’erano tutti. Studenti, insegnanti, genitori, Ata. Tutti. Tutti a testimoniare il loro esserci. Con i corpi, le parole, i silenzi, i gesti, le lacrime. Ognuno a portare il proprio “pezzetto”, che, messo insieme agli altri, componeva l’immagine della comunità.

Questo è successo perché Francesco Filipperi era il simbolo di un’idea di scuola. Serio ma non serioso, buono ma non buonista, rispettoso ma non ubbidente, appassionato ma lucido. Mai sopra le righe, se non per il suo amore per il colore. Che si vedeva nei calzini, nella Jeep, nelle giacche e in mille altre cose. Ragazze e ragazzi hanno giocato con le lettere del suo nome, rappresentando gli oggetti simbolici del suo essere persona e insegnante. Quelle lettere le attaccheremo sui muri della scuola. Per ricordare lui e la sua visione educativa.

Ecco, vorrei chiudere quest’anno ricordando la buona scuola tramite Francesco, che per me è stato e continuerà a essere fonte di ispirazione su come ci si prende cura degli altri.