Vado raramente ai convegni perché spesso mi annoiano. Mi permetto l’atto presuntuoso di un piccolo decalogo per una buona iniziativa pubblica.
- Limitare il numero degli interventi. Non è più accettabile assistere a una sequenza infinita di persone tra chi introduce, chi fa i saluti e chi si alterna nelle relazioni. In mezza giornata non ci possono essere più di tre o quattro relatori.
- Non superare i 15-20 minuti. I mega-interventi sono ormai insostenibili, salvo in seminari di studio. Se andiamo al punto, evitando premesse, conclusioni e panegirici vari, in un tempo ridotto si possono dire molte cose.
- Rispettare tassativamente i tempi previsti. Non se ne può più dei relatori che sforano sempre, non rendendosi conto che mancano di rispetto al pubblico e agli altri oratori. I moderatori devono essere spietati e togliere la parola appena scade il tempo.
- Eliminare i Powerpoint. Vorrei promuovere una raccolta firme per bandirli. Si vedono relatori che hanno a disposizione 15 minuti e si presentano con 30 diapositive (trenta!). Non gli andrebbe nemmeno data la parola.
- Far interagire gli oratori tra loro. I tempi sbagliati non lo consentono, danneggiando la ricchezza e l’efficacia dell’evento.
- Prevedere sempre il dialogo con il pubblico. L’interazione con chi ascolta è spesso la parte più interessante e va garantita. Il dilungarsi delle relazioni la impedisce e va evitato.
- Abolire i convegni. Immaginiamo iniziative con maggiore “intensità relazionale”, in forma seminariale, laboratoriale o anche teatrale.
- Evitare pistolotti ideologici. Concentriamoci su esperienze concrete, non su astrazioni che spesso diventano astrusità.
- Parlare di noi, non degli altri. Raccontiamo la nostra storia, quello che facciamo o che abbiamo vissuto, osservato, sperimentato direttamente. Altrimenti rischiamo di dire cose non reali.
- Obbligare i relatori a rimanere fino alla fine dell’evento. Evitiamo la maleducazione di chi arriva, fa un intervento e se ne va. Se non si può rimanere, meglio non venire.
Questo volevo dire oggi. Si capisce che sono stato di recente a un convegno?
24 Aprile 2026 alle 12:22
Come non essere d’accordo. Tuttavia a volte i convegni sono un’occasione di incontro e ci si lascia tentare dal desiderio di creare sinergie tra persone che si stimano. Certo, i contenuti delle relazioni dovrebbero essere conosciuti a grandi linee prima dell’evento per dare modo a chi coordina di tracciare un filo di senso più evidente. Le slide, poi, talvolta, aiutano chi è meno avvezzo ad una comunicazione pubblica e ha voglia di far vedere piuttosto che narrare soltanto la propria pratica. A parte questo, penso che, in qualche caso, sia piacevole ascoltare quello che i relatori pensano, elaborando anche il pensiero di altri. La ringraziamo comunque per la sua partecipazione e terremo conto di queste indicazioni per il futuro.
24 Aprile 2026 alle 17:29
Grazie del contributo, la riflessione è generale e non riguarda un evento specifico. Ognuno ha la sua sensibilità su questo. Per quello che mi riguarda, va bene tutto, anche i Powerpoint se si vogliono fare, ma bisogna trovare una misura che rispetti i tempi previsti e la capacità di attenzione di tutti. Altrimenti rischiamo di parlarci addosso, come francamente mi pare succeda troppo spesso. È un fatto culturale, in realtà, che dovrebbe portare tutti noi a una riflessione su come organizziamo gli eventi, cercando di trovare forme che ne salvaguardino il senso e l’efficacia.