In questi giorni nelle scuole, tra le mille cose, si preparano le elezioni degli organi collegiali. E, da qualche anno, si ripete una scena curiosa, inimmaginabile qualche tempo fa.
Bussano alla porta alcuni studenti: «Buongiorno preside, stiamo preparando la lista per candidarci al Consiglio d’Istituto. Avevamo in mente alcune proposte e vorremmo sottoporgliele per capire se sono realizzabili».
Cominciano a elencare le loro idee: dal ballo di fine anno al miglioramento dei rapporti tra le due sedi, dalla raccolta fondi per comprare ventilatori nelle classi alla richiesta di sistemare l’accesso a scuola, dove si creano lunghe code e pozzanghere. Ne parliamo e do loro le mie valutazioni sulla sostenibilità e sui diversi ruoli istituzionali. Ribadisco che devono sentirsi liberi di proporre quello che vogliono, assumendosene la responsabilità.
Quando escono, dopo avermi ringraziato per il confronto, rimango a riflettere su quello che è avvenuto, sapendo che probabilmente studenti di altre liste faranno la stessa cosa. Chi crede in una logica antagonista troverà inaccettabile tutto questo, perché ritiene che studenti e preside debbano stare su fronti contrapposti e che non si debba andare a chiedere un parere al “nemico”. Io la penso diversamente.
Studenti, insegnanti e preside non sono nemici. Non sono gli uni controparti degli altri. Siamo tutti dalla stessa parte e giochiamo la stessa partita, sia pure con ruoli diversi. Per una scuola migliore sarebbe fondamentale ascoltarsi e confrontarsi di più. Gli studenti non stanno venendo da me per essere autorizzati ad avere le loro idee, che naturalmente sono liberi di sostenere come vogliono. Fanno invece un atto di umiltà e di grande apertura. Non avendo familiarità con gli aspetti burocratici, chiedono a chi ha la responsabilità dell’istituto un parere sulla fattibilità delle cose, Mostrano un approccio concreto, orientato all’efficacia delle azioni. Qualche volta forse in loro manca un’ispirazione più ideale, che noi adulti auspicheremmo. Ma dal loro pragmatismo e dalla loro umiltà abbiamo molto da imparare.
Lascia un commento