Scrive una ex studentessa. «Preside, posso venire nei prossimi giorni a far vedere la scuola a una mia amica?». Fissiamo. Quando arrivano, le mostra con orgoglio i vari ambienti innovativi. Al termine della visita, ci fermiamo a chiacchierare. A parte i convenevoli, ripartiamo dalla sua storia a scuola. Negli ultimi mesi aveva avuto seri blocchi emotivi, che la portavano a rimanere in silenzio durante le interrogazioni, pur essendo preparata. Successe anche al colloquio di maturità ed è stato un momento difficile, nonostante gli sforzi miei e dei suoi insegnanti. Le cose si sono in qualche modo risolte grazie a una bravissima presidente di commissione, che la mise a suo agio e le consentì di rispondere alle domande per iscritto. Avevamo anche scoperto che era una fan di Giorgia e avevamo provato a contattarla nei giorni precedenti perché ci aiutasse a sostenerla. Ci eravamo quasi riusciti, ma poi Giorgia partì per l’estero e il tentativo fallì.
«Come va? Segui sempre Georgia?». «Sì, poi ci siamo anche incontrate di persona e siamo rimaste in contatto. Con la mia amica che è qui ci siamo conosciute a un suo concerto. Lei è di Palermo. Sono andata a trovarla, ora è venuta a Firenze e ci tenevo a farle vedere la mia scuola, che per me è stata così importante». «So che adesso hai superato quello che è successo. Posso chiederti come lo rileggi, che spiegazione ti sei data?». «Sì, adesso è tutto passato. Ai primi esami orali all’Università temevo di fare scena muta e rimanere di nuovo in silenzio, ma per fortuna non è capitato. Credo che allora il mio blocco fosse legato alla paura di crescere. Non volevo entrare nel mondo adulto e mi bloccavo, quasi sperando di essere bocciata per stare a scuola e “rimanere piccola”. Ma il tempo non si può fermare, naturalmente. È stato fondamentale il supporto della scuola». «Hai rivisto alcuni insegnanti?». «Sì, in particolare con una di loro in quell’anno difficile si è creato un legame che dura tuttora».
La paura di crescere è diffusa tra ragazze e ragazzi. Eppure, non la conosciamo e non ne parliamo abbastanza. Mi domando perché.
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