Facendo il preside, mi torna in mente spesso un dialogo con mio figlio quando faceva le superiori. In occasione delle elezioni dei rappresentanti di istituto degli studenti, gli ho chiesto chi votasse. «Ci sono quattro liste. Una è di grullerelli e non li voto. Un’altra è di politicizzati e non voto neanche loro. Poi ci sono due liste di “normali”, voterò una di quelle». «E chi sono i normali?». «I normali sono quelli tranquilli. Non se la tirano, non fanno ideologia, parlano in modo semplice e propongono cose concrete».

Queste parole mi hanno fatto e mi fanno riflettere. Sono cresciuto pensando che la normalità fosse un problema. Ma mi sto ricredendo. La maggioranza dei ragazzi che incontro a scuola sono normali, nel senso che raccontava mio figlio. Spontanei, ti dicono cose con un candore a volte disarmante. Senza infingimenti, senza malizie. Naturalmente non sono colti, impegnati, partecipi come noi li vorremmo. Sono diversi. Vivono in un loro mondo fatto di piccole cose, di passioni private, in genere non animate da grandi ideali collettivi. Questo è, che ci piaccia o no. E a me comincia a piacere. Molto. Soprattutto quando ascolti le retoriche vuote e logorroiche di tanti adulti, il linguaggio e il modo di pensare dei ragazzi mi sembrano come acqua fresca. Un modo leggero e pulito di vivere la vita. Senza le nostre mille elucubrazioni. Probabilmente non hanno la percezione della complessità delle cose, ma sono giovani, è normale. La scoperta della complessità arriverà. Anche se non sempre ci migliora. A volte ci appesantisce e ci intristisce.

Ripartire dalla normalità significa riscoprire l’essenza di quello che siamo, le basi di quello che abbiamo in comune depurate dall’ossessione della performance, dal bisogno di essere sempre sopra le righe e distinguerci da tutti. La normalità potrebbe diventare il nuovo ideale collettivo che ci aiuta a liberarci da tutte le nostre sovrastrutture. E forse potremmo capovolgere e stravolgere il famoso detto. Se è vero che da vicino nessuno è normale, forse da normali tutti riusciremmo a stare più vicini.