Sta facendo molto discutere il caso della “famiglia nel bosco”. Non avendo tutti gli elementi, non ritengo corretto entrare nello specifico. Ma diventa l’occasione per una riflessione sui limiti dell’intervento pubblico nella sfera privata.
L’art. 30 della Costituzione stabilisce il diritto/dovere di mantenere, istruire e educare i figli da parte dei genitori, che in un Paese democratico esercitano come ritengono opportuno. Quando lo Stato può intervenire? Lo può fare per tutelare l’interesse del minore. Per il suo bene, diciamo. Ma decidere il bene di qualcun altro è difficilissimo. Perché siamo tutti d’accordo in casi di maltrattamenti evidenti. Di fronte però ad alcune scelte delle famiglie, si aprono mille interrogativi. È legittimo vivere nel bosco senza utenze e servizi igienici? È legittimo che i bambini vengano curati rifiutando la medicina ufficiale? È legittimo non mandare i figli a scuola e crescerli isolati dai coetanei? Le leggi consentono alcune di queste cose, altre no.
Qualcuno in questi giorni ha scritto che chi vive isolato non fa nulla di male, ma nemmeno nulla di bene per gli altri e questo mina il valore della comunità. Seguendo questo ragionamento dovremmo però togliere i bambini agli evasori fiscali, ad esempio, e naturalmente anche a chi commette reati gravi.
In questi anni ho incontrato migliaia di genitori. Alcuni avevano idee di educazione diverse dalle mie, altri vivevano crisi psicologiche importanti, altri ancora avevano un passato difficile, in carcere o in comunità. Non ho mai ritenuto che sarebbe stato giusto togliere loro i figli. E comunque non importa a nessuno se io sia d’accordo o no con le scelte educative degli altri. Non è nostro compito giudicare le scelte degli altri. È nostro compito invece intervenire quando gli studenti chiedono aiuto, magari rispetto a comportamenti disfunzionali dei genitori. Ragioniamo però insieme su come farlo, evitando scontri ideologici e valutando caso per caso. Con un punto fermo: togliere i bambini ai genitori è un atto estremo che può avvenire solo in casi estremi, in cui i maltrattamenti siano davvero comprovati e indiscutibili.
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