Nei giorni scorsi si è parlato a lungo della sconfitta della nazionale di calcio, che non andrà ai mondiali per la terza volta di fila. Come è stato rilevato, una generazione di bambini non conserverà il ricordo di quell’evento. Ma vorrei sottolineare un altro aspetto. Molti giocatori italiani, anche tra quelli in nazionale, mostrano atteggiamenti discutibili. Si distinguono per simulazioni clamorose o proteste furibonde a ogni fallo fischiato contro. Bastoni, Donnarumma, Barella, tanto per fare qualche nome. Sportivi che dovrebbero sentire la responsabilità di rappresentare un Paese manifestano instabilità emotive tipiche dei bulli o di eterni bambini mai diventati adulti. 

Le sceneggiate sono uno dei sintomi del fallimento del calcio italiano. Ma raccontano un problema più ampio, culturale ed educativo, che interroga anche le famiglie e la scuola. Si vive ogni cosa in modo esasperato, tutti devono essere sempre performanti, tutti vogliono vincere. E, naturalmente, più vuoi vincere, più devi vincere, più perdi. Nello sport, nella scuola, nella vita.

Sarebbe bene che tutti ci dessimo una calmata e che la smettessimo di prenderci troppo sul serio, proprio per poter fare le cose più seriamente. Una partita di calcio è solo una partita di calcio, un brutto voto è solo un brutto voto. Non sono la fine del mondo. Si rimediano.

I calciatori stanno dando calci a un pallone, a suon di milioni per altro. Non lavorano in miniera, non salvano vite. Si calmino. Si calmino loro, i genitori dei bambini sugli spalti e gli allenatori a bordocampo. Ho seguito per anni il calcio giovanile. La differenza tra noi e altri Paesi è enorme. Gli altri sono più sereni e meno presuntuosi, si divertono e sorridono di più.

Anche la scuola potrebbe aiutare a cambiare paradigma. Rispettando maggiormente chi fa sport, riducendo l’ansia da prestazione, educando ragazzi capaci di accettare decisioni che non condividono, che siano quelle di un arbitro in campo o di un professore in classe. E offrendo agli studenti esperienze dalle quali imparare ad affrontare le difficoltà e gestire le tensioni.