Sono stato in un liceo di Pisa per partecipare a un incontro sulla valutazione descrittiva, che viene collegata spesso alla scuola senza voti, ma che in realtà è un pezzo di una idea diversa di educazione perché oltre al modo di valutare, cambiano anche la didattica, le relazioni e molte altre cose. Non mi interessa in questo momento entrare nel merito di quel tema. Di quell’incontro mi ha colpito un’altra cosa, che si ripete spesso.
Quando si cominciano a raccontare esperienze di cambiamento, arrivano sempre dal pubblico, in genere quasi tutti insegnanti, due tipi di reazioni. Una è di sconforto perché nei loro contesti certe cose non si possono fare. Perché il clima è oppressivo, perché c’è troppa burocrazia, perché si mettono i bastoni fra le ruote, perché il preside non lo consente. La seconda è invece di speranza. Se da qualche parte è stato possibile cambiare, allora forse si può fare anche nella propria scuola. Ma serve essere più uniti ed avere più coraggio. Per uscire dal senso di depressione e di frustrazione che attanaglia tanti.
Ormai è una costante incontrare questo tipo di umori in iniziative pubbliche. Forse dovremmo tutti occuparcene (e preoccuparcene) di più. Il ministero, gli uffici scolastici e le scuole, a partire dai dirigenti scolastici. C’è davvero un malessere forte e diffuso che andrebbe ascoltato. Ma c’è anche tanta voglia di uscirne, di recuperare la passione di insegnare, il piacere perduto di stare a scuola.
È il momento di aprire una riflessione collettiva su questo, sui sentimenti che animano chi vive a scuola, su come trovare i modi per stare bene e fare meglio il nostro lavoro. Serve un processo di liberazione degli insegnanti (e degli Ata), che consenta a ognuno di fare scuola come crede in un ambiente sereno.
Perché poi alla fine il senso profondo di una scuola pubblica democratica dovrebbe trovarsi nel rispetto della libertà di insegnamento e del pluralismo. Ma per fare questo dovremmo smetterla con il riflesso repressivo e omologante che tanti danni ha fatto (e sta facendo) nelle scuole e nella società.
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