In questi giorni alcune scuole effettuano viaggi all’estero grazie a finanziamenti PNRR, che consentono di abbassare i costi. Sono ormai iniziative diffuse, in forme differenti. Viaggi di istruzione tradizionali, scambi linguistici, soggiorni studio, stage, mobilità Erasmus. Si tratta di esperienze straordinarie di cui non si parla mai abbastanza. Creare occasioni di viaggio e incontro tra culture diverse è il modo migliore per costruire davvero società aperte e aiutare i nostri studenti a diventare cittadini del mondo.

«Non volevo partire perché sono molto ansiosa, ma poi si è rivelata l’esperienza più bella della mia adolescenza. Ho anche scoperto una “me” più sicura che non pensavo ci fosse». Questo ha dichiarato una ragazza al rientro da una di queste mobilità, sottolineando un altro aspetto fondamentale. Uscire dalla propria zona di comfort per incontrare altre realtà ci mette alla prova e rivela aspetti di noi che non conoscevamo. Non credo esistano cose più importanti nel percorso di formazione di un adolescente.

Per realizzare i viaggi però c’è tanto lavoro. Di progettazione, di organizzazione, di gestione. E le scuole sono già sovraccariche. C’è poi una delicata assunzione di responsabilità dei docenti accompagnatori. Servirebbero molti cambiamenti. Che dall’alto ci semplifichino la burocrazia invece di complicarcela. Che si attivi nelle scuole un middle management sui viaggi (e non solo), in modo da restituire gli insegnanti al loro lavoro, che è la didattica. Che ci siano riconoscimenti economici per docenti che seguono la progettazione e accompagnano gli studenti, oltre che per gli Ata che curano le procedure amministrative.

Va detto che l’esperienza più intensa rimane lo scambio linguistico. I nostri studenti vengono accolti da coetanei di un altro Paese e poi riaccolgono, partecipando a una serie di attività nelle due scuole e nei due territori. Ospitare una ragazza o un ragazzo con un’altra cultura è una grande opportunità. Ma ci sono ancora molte resistenze culturali. Nelle famiglie, nelle scuole, nella società. Vogliamo superarle?