Sono giorni in cui nelle scuole si completano le tante attività definite extracurriculari. Laboratori di teatro, di musica, di cinema, di coro e mille altre cose. In gran parte iniziative bellissime, preziose per il percorso di crescita di ragazze e ragazzi. Al termine, dal “palco” gli studenti esprimono pensieri, rivolgendosi a sé stessi e agli altri.

«Non abbiate paura di buttarvi e di mettervi in gioco. Poi vi rimarrebbe il rimpianto di non aver fatto quella cosa. Io non volevo fare questo musical, ma ora sono felice di aver “rischiato”. Se non si rischia, non si ottiene nulla e non si sarà felici».

«È stato bello, ci siamo molto legati tra di noi. Ho trovato degli amici».

«Non pensavo che sarebbe arrivato quello che poi è arrivato. Quando inizi una cosa nuova non sai mai cosa ti aspetta».

«Siamo rimasti a ripassare le nostre parti fino all’ultimo. Poi, sul palco, ci siamo aiutati gli uni con gli altri. Eravamo una squadra. Mi ha dato sicurezza».

«Qui siamo una decina, ma il prossimo dobbiamo essere molti di più, dovete aggiungervi anche voi e partecipare».

«È stato importante avere avuto la possibilità di scrivere la storia da raccontare, di scegliere noi cosa fare e come farlo. Questa libertà a volte ci manca nella scuola “normale”».

Le studentesse e gli studenti che salgono a fine anno su un palco per raccontare il lavoro dei vari laboratori sono commoventi. Si vedono ragazze e ragazzi silenziosi e nascosti in classe che improvvisamente parlano, ballano, cantano, “si animano”, ragazzini timidi delle prime classi che accettano di andare in scena davanti a coetanei che potrebbero prenderli in giro e fare commenti malevoli. Commenti che non si verificano quasi mai. Accade invece il contrario. Tutti si stringono, si supportano. Compagni che abbracciano chi si è esibito e applaudono gioiendo con loro.

I ragazzi tutti bulli li lasciamo alle narrazioni fantasiose degli odiatori sociali o a chi ama prendere un caso estremo per costruire generalizzazioni che gettano discredito sulle nuove generazioni. La realtà, per chi la vuole vedere, racconta fortunatamente ben altro.