Ho letto la vicenda degli studenti di una scuola primaria andati in visita a Trieste per conoscere l’esperienza dell’associazione Linea d’Ombra, fondata da Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi, che fornisce aiuto ai migranti in arrivo dalla rotta balcanica. Il Ministero ha aperto un’indagine dopo la polemica di chi la considera un’azione di “indottrinamento politico”. L’iniziativa del Ministero è comprensibile in caso di mancanze procedurali (ad esempio, se non fossero state acquisite le autorizzazioni delle famiglie, come si fa in caso di uscite di minori). Per quanto riguarda invece il merito, vorrei sottolineare quanto sia prezioso il lavoro di Lorena e Gian Franco. Li ho incontrati personalmente in occasione di uno dei weekend che il Marco Polo organizza con i docenti per conoscere esperienze di alto valore educativo e sociale.
Occuparsi degli “ultimi” non è un’azione illegale, diciamo. Nemmeno se riguarda i migranti. Anzi, in un Paese normale dovrebbe essere riconosciuto come un atto di civiltà. Tra l’altro, rilevo che il Ministero ha giustamente previsto che studenti sospesi per gravi violazioni disciplinari debbano svolgere attività di cittadinanza solidale presso strutture esterne, tra le quali quelle che operano con i migranti.
Lorena e Gian Andrea sono due moderni eroi civili. A un’età ormai avanzata, dedicano tutte le loro energie alla causa che hanno scelto nella vita, quella di accogliere chi arriva dalla rotta balcanica. Lo fanno da liberi cittadini, come posizione culturale e politica, fuori da logiche di appartenenza partitica. Tra i mille modi in cui agiscono, si prendono anche cura dei piedi dei migranti, martoriati da viaggi lunghissimi e tormentati.
Se la scuola che ha portato gli studenti a Trieste ha sbagliato qualcosa sul piano formale, è bene segnalarlo. Ma chi consente ai nostri studenti di conoscere le storie di chi soffre e di chi aiuta andrebbe incoraggiato.
Nel suo profilo Facebook, Lorena Fornasir cita una frase di Max Frisch, che fa da monito a tutti noi: “Più che il rumore degli stivali mi spaventa il silenzio delle pantofole”.
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