La settimana scorsa mi trovavo in Cina, in un viaggio organizzato dall’Istituto Confucio per promuovere collaborazioni con scuole di quel Paese. Un’esperienza bellissima di cui tornerò a parlare. Ho seguito le proteste degli studenti con attenzione ma da lontano. A distanza si vede tutto diversamente, la luce appare un’altra.

Si vedono ragazze e ragazzi che esprimono un disagio solo parzialmente legato alla scuola. Una sofferenza sociale più profonda, che non nasce oggi. Tutti i Governi, di centrodestra e centrosinistra, hanno fatto poco per la scuola e i giovani. Certo, oggi governa una coalizione da quattro anni ed è giusto chiedere risposte a lei, ma tutti dovrebbero interrogarsi, fare autocritica e avanzare proposte che non siano la solita fuffa.

Evitiamo di fare dei giovani e della scuola l’ennesimo terreno di strumentalizzazioni politiche tra una destra che li dipinge come tutti vandali e una sinistra che li difende (quando contestano gli altri) pensandoli tutti animati da alti ideali. Nessuna delle due narrazioni corrisponde alla verità.

I giovani attivi politicamente sono minoranze, così come i violenti sono pochissimi. La maggioranza delle ragazze e dei ragazzi che vedo a scuola sono persone perbene, lontane dai partiti, preoccupate di cose concrete: il costo degli affitti, le scuole che cadono a pezzi, i bus affollati, la mancanza di sostegno economico e psicologico. Ai giovani dovremmo essere grati perché chiedono un futuro migliore per tutti noi, invitandoli però a rispondere delle loro azioni, positive o negative. Per poter fare questo, dovremmo smetterla non solo con gli ipocriti battibecchi politici, ma anche con le risse tra adulti inadeguati. Perché dietro chi giustifica sempre i ragazzi come vittime del sistema si nascondono eterni adolescenti e dietro chi vorrebbe per loro condanne esemplari quando sbagliano c’è gente che da giovane ne ha combinate di tutti i colori.

È difficile essere onesti con i nostri figli se prima non siamo onesti con noi stessi. Ed è difficile chiedere di prendersi le loro responsabilità se noi non ci assumiamo le nostre.