I licei classici, salvo eccezioni, sono in crisi. Soprattutto perché, nella società attuale, richiedere grande impegno e puntare sullo studio del passato significa andare controcorrente. La maturità di quest’anno prevede una riflessione sul proprio percorso. Ne ho allora approfittato per chiedere agli studenti perché si sono iscritti al classico, come si sono trovati e se lo rifarebbero. E tutti si iscriverebbero di nuovo.
«All’inizio ho fatto fatica, ma non ho mai mollato. In questa scuola ho imparato ad affrontare le mie difficoltà e i miei limiti». «Ho capito che anche il greco e il latino servono. Ci danno un metodo e la letteratura ci aiuta a capire molte cose di oggi». «Le iniziative della scuola mi hanno permesso di esprimermi». «Viaggi e scambi mi hanno aperto a culture nuove». «Ho deciso di fare giurisprudenza dopo alcuni incontri con magistrati e vittime di mafia». «Il tutoraggio di bambini mi ha insegnato l’attenzione per i più fragili». «Sono di origine straniera, mio padre fa il camionista, mia madre la badante. Per un po’ mi sono sentito diverso, poi ho capito che qui ci può essere un posto anche per noi, mi sono sentito accolto». «Ho apprezzato gli sforzi di alcuni insegnanti di collegare la cultura classica all’attualità». «Studiare molto serve a non semplificare, a capire che la realtà e complessa».
Per rilanciare il classico forse basterebbe ascoltare gli studenti. Sono i suoi migliori ambasciatori. Ne difendono con orgoglio l’identità. Lo apprezzano in particolare quando consente loro di essere protagonisti, quando non si limita al nozionismo, quando si misura con il presente, quando richiede un impegno serio senza sacrificare del tutto la loro vita privata, quando propone esperienze di vita reale, quando accoglie e contamina storie umane e sociali differenti.
Alla fine, la nuova sfida per i licei classici potrebbe essere quella di riscoprire la straordinaria modernità che oggi ha la cultura classica. Una sfida che in tanti sono disposti a giocare, ma che si può vincere solo se si mettono insieme le diverse sensibilità di presidi, insegnanti e studenti.
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