Dopo lunga malattia ci ha lasciato Francesco Filipperi, insegnante di tedesco del Marco Polo. Non serve fare l’elenco delle sue qualità, come ha detto il suo compagno al funerale. Ma fa bene a tutti parlare di lui, della sua vita e della sua morte.

Al funerale la chiesa non è bastata. Stracolma di familiari, amici, colleghi e studenti. Il rito consentiva di dire qualcosa a chi volesse farlo. “Sarebbe bello se uno studente trovasse la forza di intervenire”, avevo confidato un po’ dubbioso a una mia vicepreside. Invece prima un singolo poi tutte le sue classi hanno preso il microfono. Straziati dal dolore, hanno detto cose meravigliose. Che parlano della bellezza di Francesco e dei ragazzi di oggi. Hanno raccontato di come si prendesse cura di loro, sostenendoli nei momenti di difficoltà, preoccupandosi di farli diventare persone libere, pensanti, felici. E amandoli fino al punto di venire a scuola con la bombola dell’ossigeno per stare con i suoi studenti. Ragazzi stranieri hanno voluto dire cose in greco e in turco per esprimerle con la lingua del cuore.

Il fratello di Francesco e i suoi adorati nipoti si sono commossi vedendo una chiesa piena di giovani e ascoltando le loro parole, uno specchio che riflette la sua luce. Con un gesto bellissimo, il compagno li ha invitati a prendere un fiore per ricordo ed è stato emozionante vederli uscire tutti con un fiore in mano.

Nei loro discorsi, i ragazzi hanno anche cercato dettagli, simboli del loro amato insegnante, trovandoli nei colori dei suoi calzini e della sua Jeep. Da lui, dai suoi familiari, dai suoi studenti ho imparato che possiamo ritrovarci solo se riscopriamo il colore che è in noi. Anche nella scuola, troppo spesso triste e grigia. Francesco aveva un talento innato e il colore lo indossava, dentro e fuori, con naturalezza, grazia ed eleganza. Noi comuni mortali faremo più fatica, ma dovremmo provarci.

Ricorderò Francesco come il nostro Dippold, l’ottico di Spoon River che cercava la lente giusta. “E adesso cosa vede?”. “Luce, che trasforma tutto il mondo in un giocattolo”. “Bene, faremo gli occhiali così”.