La settimana scorsa uno studente ha perso improvvisamente il padre per motivi di salute. Nel corso di un anno scolastico la perdita di un genitore accade diverse volte, molto più di quanto non si immagini. Per non parlare di quanti nonni o altri familiari vengono a mancare. I lutti colpiscono anche gli adulti, in misura naturalmente maggiore per motivi anagrafici. E, a parte i decessi, molti fanno i conti con la vecchiaia e le malattie dei familiari.
Le scuole non parlano quasi mai di morte, con qualche eccezione soprattutto in storia, arte e letteratura. Sembra una cosa lontana, che non ci riguarda, che non è attuale. Così, quando arriva, ci coglie del tutto impreparati. Non sappiamo come affrontarla, né individualmente né come comunità. Agiamo spesso solo istintivamente, attivando come possiamo le nostre sensibilità. In occasione della morte del padre del ragazzo, alcuni studenti mi hanno chiesto di poter uscire prima da scuola per andare al funerale e stare vicino al proprio compagno. E così hanno fatto anche alcuni insegnanti. Una reazione bella e apprezzabile. Ma forse non sufficiente.
Dovremmo far entrare di più a scuola il tema della morte, “sdoganando” il dolore e aprendo al racconto della perdita, della mancanza. Ascoltare le testimonianze di chi ha vissuto la morte in prima persona, ma anche di chi la incontra tutti i giorni per il lavoro che fa, come medici, psicologi, operatori sociosanitari, potrebbe servirci molto.
La scuola è un luogo di vita. Ma, per esserlo davvero, dovrebbe imparare ad accogliere la morte. Adulti e ragazzi abbiamo bisogno di educazione e formazione su questo. Altrimenti rischiamo di non accorgerci nemmeno delle perdite degli altri. O, nella migliore delle ipotesi, di reagire con pacche sulle spalle, reali o simboliche, che non aiutano nessuno, quando non irritano. Stare vicini gli uni agli altri nei momenti difficili non si improvvisa e non si riduce al gesto di un momento. È un percorso lungo, difficile, complesso. Ma necessario. Servono capacità di ascolto e competenze relazionali. Che tutti dovremmo acquisire. Non solo a scuola.
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